Stato di Monarchia Imprenditoriale: ogni capodanno si conferma o si elegge il Re in base al maggior reddito dichiarato dai candidati in televisione la sera di fine anno. Anche  i ministri sono dettati dalla classifica così ottenuta.

Non sono previste verifiche sul reddito dichiarato, se non in caso di contestazione, che può avvenire solo dopo i tre giorni immediatamente successivi. Nel caso di  regolari contestazioni, sono i diretti interessati a compiere le verifiche su se stessi.

Il mercato del lavoro prevede l’acquisto dei lavoratori, previe valutazioni e esami che riguardano le qualità fisiche, intellettuali e culturali dei soggetti in vendita.

Esiste un unico giornale, di proprietà dello Stato, che pubblica notizie, oroscopi e una rubrica di storia contemporanea, nella quale vengono via via riassunte le vicende dell’anno in corso.

Tutti i libri sono stati distrutti e le nuove pubblicazioni contengono solo immagini.

La musica si può ascoltare solo in determinati ambienti e per farlo bisogna dimostrare di avere un reddito altissimo.

I cinema, i teatri, le biblioteche, le librerie e le scuole o sono diventati supermercati e ristoranti o sono stati chiusi: la formazione scolastica avviene sul web, per il tramite di insegnanti virtuali e animazioni guidate; le materie di studio sono limitate a quelle utili a rendere i cittadini specializzati e dunque potenzialmente produttivi e vendibili ai datori di lavoro: sono abolite tutte le discipline umanistiche.

Si persegue una cultura di Stato, finalizzata alla produzione di ricchezza.

L’abolizione delle scuole vere e proprie, con il licenziamento di tutti gli insegnanti e l’inibizione all’entrata di ogni studente, è avvenuta in modo graduale: dopo l’insediamento di ufficiali dell’esercito con pieni poteri al posto dei presidi, saranno processati e passati per le armi tutti gli insegnanti che si opporranno alle nuove leggi.

Federico, insegnante di Greco e Latino, trasforma quella che secondo le disposizioni dovrebbe essere la lezione di commiato dai suoi studenti, in un’orazione nella quale attacca le nuove leggi e la futura scuola specialistica e senza maestri, auspica un’era dionisiaca e inneggia alla clandestinità di vita e di studio, invitando i suoi studenti migliori a darsi alla macchia.

Il preside-ufficiale, avvertito da uno studente delatore, irrompe in classe sul finire della lezione e, pistola in pugno, urla al professor Federico che è in arresto. Due studenti e due studentesse si avventano sul preside e, in preda a furia omicida, lo uccidono a morsi, sbranandolo. Nella confusione che ne segue, i quattro assassini scappano; uno coprendosi il volto con le mani, gli altri tre con una maschera di vacca, di leone e di cagna. Hanno con sé la registrazione audio della lezione del professor Federico.

Dopo una fuga rocambolesca i quattro studenti trovano riparo fra i boschi, dove vivono cacciando e nutrendosi di bacche. Si spostano in continuazione per sfuggire alla cattura e hanno cambiato i loro nomi in Antigone, Ecuba, Edipo e Dioniso: con tali nomi hanno deciso che dichiareranno le loro generalità al momento dell’arresto. Muniti di tablet computer e di hard disk contenenti migliaia di testi, passano il tempo studiando.

Ognuno di loro prepara la propria dichiarazione spontanea che, in caso di arresto, renderà in tribunale: sono ben coscienti della diffusione mediatica che verrebbe data al processo contro di loro e intendono sfruttare quell’occasione, il giorno in cui la buona sorte li abbandonasse[1].

Periodicamente si incontrano con amici fidati, di fronte ai quali si allenano, provando a rendere le loro dichiarazioni spontanee: come durante la fuga, durante questi incontri tre di loro sono mascherati.

Quale segreto celano le loro maschere? Perché le indossano? Perché Edipo è a viso scoperto?
Quali sono le esatte parole pronunciate dal professor Federico durante l’ultima lezione?

Quali sono le dichiarazioni spontanee dei quattro studenti?

Per saperlo occorrerà prendere parte all’azione volta a creare il nuovo mito: leggendo il libro → recandosi nei luoghi in cui avverranno i prologhi pubblici  → partecipando al debutto dello spettacolo.


[1] Con il loro battesimo tragico i quattro studenti assumono pienamente la responsabilità delle proprie azioni, presenti passate e future.
La loro azione omicida collettiva, inconsulta e non programmata, si fa esperienza dionisiaca e diventa scintilla per una reazione al sopruso istituzionalizzato, tramite una profonda ricostruzione culturale individuale, capace di renderli maestri futuri.
Ognuno di loro incarna e tratta a suo modo sia i temi fondamentali di cui si compone il testo di Nietzsche Sull’avvenire delle nostre scuole (fra tutti, la subordinazione della cultura allo Stato, la necessità di un’educazione linguistica viva, la critica alla specializzazione come piaga e al guadagno come fine della cultura stessa) sia quelli appartenenti alla figura tragica di cui assume l’identità.
Ciascuno, eroe tragico moderno, assolve alla propria funzione mitica: Dioniso con la divinità rivendica il proprio diritto di esistere, Antigone difende il valore delle leggi immutabili e non scritte contro quelle storiche; Ecuba dà sfogo al proprio orgoglio e dolore di madre, avendo visto un intero mondo, un regno e tutti i suoi figli finire distrutti ad opera di grandi rivolgimenti storici. Edipo è l’unico studente fuori dal coro: stravolgerà la propria parte e – eroe per sottrazione e lucida rassegnazione – non si accecherà per avere scoperto che l’ufficiale-preside sbranato era il padre che mai aveva conosciuto… Accetterà anzi il suo ruolo nella storia, guardando oltre. La sua scelta fortemente solitaria e ambiguamente passiva non farà che esaltare per contrasto, la missione magistrale dei compagni.

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